Il CALORE NEL CONDOMINIO.

Negli anni passati all’interno di un Condominio, riguardo il tema del riscaldamento della propria abitazione, il costante desiderio delle famiglie era quello di gestire in modo autonomo il calore, svincolandosi dalle decisioni e dalle scelte assunte dalle maggioranze assembleari spesso non in linea con le proprie esigenze. Oggi tale problema è stato ampiamente superato a seguito dell’obbligo di legge (D.Lgs 102/2014) che a partire dal 01 Gennaio 2018 ha reso obbligatorio per tutti i Condomini con impianto centralizzato la contabilizzazione individuale (ripartitori del calore) e la termoregolazione autonoma delle temperature (valvole termostatiche). La famiglia ha così l’opportunità di godere del vantaggio del “quanto calore” e del “quando riscaldare” appannaggio tipico di un impianto autonomo e al contempo di usufruire delle minori spese d’esercizio che l’uso di un impianto collettivo comunque comporta.

Efficienza energetica dell’abitazione.

Considerato che in Italia esistono circa 1.200.000 di Condomini che ospitano circa 40.000.000 di abitanti, possiamo affermare di avere compiuto, attraverso l’attuale quadro normativo e l’adozione dei più aggiornati sistemi tecnologici, un notevole contenimento nazionale dei consumi energetici e quindi una riduzione dei costi complessivi.

Proprio in virtù del numero di abitazioni prima indicato sopravvive però un altro aspetto del problema energetico che non riguarda la produzione e la distribuzione del calore ma la sua conservazione, cioè la capacità che il calore rimanga nelle nostre case il più possibile senza disperdersi velocemente vale a dire: l’efficienza energetica

Generalmente infatti nei nostri alloggi, di tutta l’energia utilizzata per riscaldare a 20°C (ma anche condizionare a 24°C), una buona parte viene dispersa dalle strutture (tetto, muri, finestre) ed una parte dall’impianto stesso. Per risparmiare ulteriormente allora dobbiamo:

  1. ridurre le dispersioni di calore in inverno e le re-immissioni di calore in estate attraverso le pareti, il pavimento ed il tetto della casa;
  2. limitare le fughe di aria calda attraverso i vetri e gli infissi delle finestre;
  3. abbassare la temperatura di riscaldamento nei locali non utilizzati

In quale caso migliorare l’efficienza energetica.

L’opportunità di intervenire nelle nostre case per aumentarne l’efficienza energetica è spesso anche dettata dalla tipologia costruttiva dell’edificio in funzione del periodo in cui questo è stato realizzato. Infatti se l’edificio è stato costruito:

  • prima del 1991; conviene intervenire anche radicalmente considerato che prima di tale data non esisteva una normativa sul contenimento dei consumi energetici;
  • fra il 1991 ed il 2006; pure in questo caso conviene intervenire anche se le costruzioni realizzate in questo periodo dovevano rispettare la Legge 10/91 ed i suoi decreti attuativi sul contenimento energetico che assicuravano un discreto efficientamento;
  • dopo il 2006; in tal caso la nostra casa dovrebbe essere stata realizzata nel rispetto oltre che della Legge 10/91 anche del D.Lgs 192 del 19/08/2005 e del D.Lgs 311 del 29/12/2006, leggi ancora in vigore che impongono limiti alle dispersioni di calore in inverno e di re-immissione in estate e requisiti di inerzia termica delle pareti e dei solai di copertura.

Quali sono gli elementi da efficientare.

Va subito chiarito che in questo articolo ci occupiamo di individuare esclusivamente i tipi d’interventi che il singolo può adottare privatamente, tralasciando al momento gli interventi “pesanti” che in linea di principio potrebbero essere realizzati dal Condominio sull’intero edificio.

Trattando di quali tipi d’intervento realizzare in un appartamento condominiale per contenerne il consumo di calore, come già indicato sarà opportuno generalmente intervenire sulle pareti esterne (dette anche di frontiera) e sugli infissi oltre che in qualche caso sul solaio di calpestio (pavimento) e sul solaio di copertura (tetto).

Ciò dipenderà anche dalla zona climatica di appartenenza (nel caso di Roma la zona climatica è “D”). Il territorio nazionale è stato infatti suddiviso in zone climatiche sulla base di un parametro denominato Gradi-Giorno che rappresenta la somma estesa a tutti i giorni dell’anno della differenza, solo se positiva, fra temperatura interna dell’ambiente ed esterna per una temperatura media convenzionalmente fissata a 20°C. Più Gradi-Giorno si hanno in una zona più quella zona climatica è da considerarsi climaticamente rigida; così in una zona alpina e fredda (Belluno – Cuneo) avremo Gradi-Giorno superiori a 3000 (zona F) mentre per una zona insulare e calda (Cagliari – Messina) avremo Gradi-Giorno compresi fra 600 e 900 (zona B).

Riqualificazione energetica delle tamponature e dei tetti. 

L’isolamento delle murature esterne può essere realizzato attraverso la realizzazione di un cappotto esterno oppure interno o anche prevedendo di riempire l’intercapedine con del materiale isolante.

  1. La realizzazione di un cappotto esterno rappresenta la soluzione migliore dal punto di vista prestazionale ma, come abbiamo già scritto, in un edificio condominiale tale intervento deve essere deciso dalla collettività con le maggioranze di legge. E’ però una possibilità caldeggiata da chi scrive che dovrebbe essere sempre contemplata quando il Condominio fosse eventualmente chiamato a decidere sul rifacimento delle facciate.
  2. Il cappotto interno è un intervento che rappresenta un’ottima soluzione prestazionale poco costosa ma che comporta una leggera diminuzione dello spazio abitabile e spesso della ricollocazione dei radiatori degli interruttori e delle prese dell’impianto elettrico.
  3. L’isolamento dell’intercapedine che avviene tramite “l’insuflaggio” di materiali isolanti schiumosi o sfusi, può essere preso in considerazione solo in particolari condizioni (quando cioè l’intercapedine è realmente contenuta fra il pavimento ed il soffitto della propria abitazione).

Nel caso dei solai di copertura sia piani che inclinati, l’isolamento a cappotto interno risulta comunque efficace essendo proprio il solaio di copertura l’elemento strutturale più soggetto a dispersione del calore. Ovviamente se sopra il nostro appartamento insiste ancora un appartamento il nostro soffitto non deve essere considerato un “tetto” che disperde ma anzi un elemento che beneficia del riscaldamento dell’alloggio posto di sopra al nostro; così come il nostro pavimento se al di sotto del nostro appartamento esiste un altro piano abitativo.

Riqualificazione energetica delle finestre.

L’intervento più immediato però, quello che si suggerisce, è quello che riguarda i nostri infissi (finestre):

  • controlliamone la tenuta – verifichiamo lo stato delle guarnizioni e nel caso sostituiamole e controlliamo anche che il telaio non sia soggetto a piccole infiltrazioni d’aria nel caso sigillandole con il silicone
  • isoliamo le superfici vetrate – se ancora abbiamo i vetri singoli (monolitici) sostituiamoli dove possibile con un doppio vetro apponendo di fronte ad essi dei tendaggi pesanti, ma soprattutto prevediamo di investire “in primis” le nostre risorse economiche per sostituire i vecchi infissi con i tipi attuali più prestazionali (per via dei vetro-camera di forti spessori anche di tipo basso-emissivo)
  • controlliamo le dispersioni dal cassonetto – nella stragrande maggioranza dei casi è il punto di maggior dispersione delle nostre finestre quando invece isolarlo con un pannello isolante di 2 cm è un intervento piuttosto semplice e poco costoso anche da realizzare con il “fai-da-te”

Quale tipo di isolante utilizzare per coibentare.

Attualmente l’industria edile e delle costruzioni mette a disposizione del mercato i materiali più vari con prestazioni di alto valore ma qui si vogliono elencare solo i materiali più comuni ed i tipi più idonei per realizzare gli interventi di cui si è sommariamente trattato preferendo gli isolanti naturali a quelli sintetici.

Pannelli di sughero, di lana di vetro, di lana di roccia, di lana di legno, in fibra di legno, in vetro cellulare e in calcio silicato per: cappotto interno di pareti esterne, tetti e pavimenti.
Sfuso di sughero, argilla espansa, vermiculite, perlite, pomice, fibra di cellulosa, per : riempimento o insufflaggio intercapedine.

In conclusione ricordiamo che intervenire per riqualificare energeticamente le nostre abitazioni conviene fiscalmente perché possiamo usufuire delle detrazioni fiscali previste che possono variare dal 50% fino al 85% comprendendo nei costi anche quelli per le prestazioni professionali necessarie per realizzare l’intervento.

Inoltre con l’entrata in vigore della legge che stabilisce l’obbligatorietà del Certificato di Prestazione Energetica, un appartamento con minori consumi energetici godrà di un valore di mercato maggiore.

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